IDRIS: "Avrei preferito D'Agostino alla Juve. Inter? Quattro scudetti ridiculi"
Idris Sanneh è noto ai tifosi per la sua conclamata fede juventina. Il giornalista nato in Gambia è considerato ormai il tifoso juventino per eccellenza. Lui stesso, intervistato in esclusiva da "Il Friuli/Udineseblog" dichiara:"Io sono stato il primo giornalista fazioso: io, che vengo dalla giungla, sono iscritto all'albo dei giornalisti stranieri e sono juventino, non ho mai negato la mia fede, come invece i miei colleghi avevano sempre fatto. Io sono stato il primo a dichiarare pubblicamente il mio amore per la mia squadra di calcio"
Proprio in quanto spiccatamente juventino, ci è venuta la voglia di capire come un tifoso della "vecchia signora" ha vissuto la trattativa per Gaetano D'Agostino, il centrocampista dell'Udinese per il quale la Juve sembrava il futuro immediato:
"Pozzo è uno che di certe cose ne capisce. E' vero che ascolta la volontà del giocatore, ma vuole anche realizzare. Lo ha dimostrato perfettamente nel braccio di ferro con la Juve per D'Agostino. Purtroppo il giocatore ha enfatizzato troppo la sua volontà di venire a Torino e questo ha compromesso la trattativa. Lui, secondo me, è uno dei più grossi giocatori al mondo. Ha sbagliato però a reclamizzare troppo la sua voglia di Juve. Pozzo ha il massimo rispetto per la volontà del giocatore, ma ha giustamente preteso una certa cifra per la sua cessione: sapeva che poteva avere 25 milioni per lui, e ha fatto bene a pretenderli. Pozzo l'ha messo sul mercato, ma al suo prezzo. Visto anche l'andamento del mercato estero, ha alzato il prezzo".
Secondo te perchè alla fine la Juve ha preso Melo?
"Non perchè D'Agostino valga meno, ma in chiave futura. Melo è più giovane e si è messo in luce alla Confederation Cup, in cui si è valorizzato ancora di più. Anche Corvino è un furbo, come Pozzo, e ha valutato il suo giocatore 25 milioni, come D'Agostino".
Quale dei due avresti voluto vedere alla Juve?
"D'Agostino ci sarebbe servito di più: è un ottimo organizzatore di gioco, sa costruire e segna pure! Loro hanno preferito Melo, uno tosto che ha il placet di Pelè e Dunga, ed è più giovane. Io amo i calciatori italiani, perchè si gioca qui ed è giusto dare spazio a talenti che possono far crescere anche la Nazionale. Mi sono sempre battuto per i vivai italiani, perchè possano fungere da serbatoi per la Nazionale. Ma anche per una questione di etica: non è possibile che qui ci siano squadre che mandano in campo dieci stranieri su undici giocatori. Secondo me il mix giusto prevederebbe almeno 7 italiani in campo, su undici giocatori".
Alla Juventus c'è un altro ex bianconero, Vincenzo Iaquinta. Attaccante utilissimo che però continua a partire dalla panchina:
"Nella Juve non ci sono politiche di prime o seconde scelte. Questa è una cosa che è successa solo con Ranieri. Ad esempio, un Capello faceva giocare Del Piero solo quado lo vedeva in forma. Con Ranieri sono successe cose strane: i giocatori giocavano in base alla loro fama. Lui alla fine ha pagato per questo e perchè non faceva più risultati. Lui aveva paura a dare spazio a chi effettivamente era più in forma, perchè non aveva coraggio di mettere da parte i senatori, quelli che sono rimasti dopo Calciopoli: Buffon, Del Piero, Nedved. Ranieri è arrivato in un momento di transizione, in cui alla Juve regnava l'anarchia, non c'era un referente come Moggi che faceva da filtro tra squadra e società. Iaquinta è un calciatore generoso, uno che deve giocare con continuità, alla faccia di Trezeguet o Del Piero. Ranieri non ha avuto il coraggio di dargli il giusto spazio".
Carraro ha detto che, in seguito a Calciopoli, la scelta di dare lo scudetto all'Inter è discutibile. Che ne pensi?
"Sono anni che dico che gli ultimi due scudetti che ci hanno tolto sono stati quelli più belli vinti sul campo. La volontà politica ha deciso così. Se non ci fossero state pressioni dai vertici del calcio, loro non avrebbero mai vinto. Hanno vinto quattro o cinque scudetti ridiculi: meglio un anno senza tituli che cinque anni ridiculi!"
Tornando al bianconero friulano, come vedi la squadra di Marino in vista del prossimo torneo?
"Una squadra è come un corpo militare, deve fare gruppo. I Maradona, i Kakà, fanno la differenza, ma non fanno vincere il campionato. Serve il gruppo. la sintonia di giocatori utili che collaborano. La partenza di Quagliarella non influirà: l'Udinese ha Marino, uno che sa mettere gli uomini giusti al posto giusto. Pozzo, con il suo acume intellettivo ed intellettuale, fa delle scelte oculate che mettono a disposizione del tecnico la squadra migliore".
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