La Stampa - Platini: "All'età di Del Piero ero cotto"

La Stampa - Platini: "All'età di Del Piero ero cotto"TuttoJuve.com
© foto di Giacomo Morini
lunedì 20 luglio 2009, 10:35Altre notizie
di Francesco Cherchi
fonte La Stampa
L'ex bianconero: «Alex? Beati lui e la Juve. Parlate dei numeri 10, tenete viva la vocazione».

A casa di Dio, a casa di un re. Joeuf è lassù, un puntino fra castelli, nuvole e carbone. Un alluce di Lorena incollato a Lussemburgo, Belgio e Germania, in mano a tassisti che ti raccontano tutto di Michel Platini, ma ai quali devi spiegare, tu a loro, come si arriva alla sua culla. Qui nonno Francesco piantò la bandiera, poi raccolta dal figlio Aldo, papà di Michel. Aldo e Anna Platini sono in tribuna, questa è la festa dei cent’anni della Joeuf sportiva, questa è la domenica dei migranti e dei migrati, Nancy contro Juventus, la prima e l’ultima società del presidente dell’Uefa. Joeuf fu la sua palestra, il suo teatro. Sognava e segnava. Però quel ragazzo ne ha fatta di strada.
Tutti lo vogliono, è da una vita che non si fa vedere da queste parti, il bar degli Sportivi, la saracinesca del garage che gli faceva da porta e il palo del telegrafo che lo aiutava a prendere la mira. Cartoline lontane, immagini sbiadite. Il calcio imparato a Joeuf non è però il calcio visto da Joeuf, oggi, con la poesia nascosta dagli applausi e la pancetta proterva, curiosa. Diego non c’è, è rimasto a Pinzolo, ma proprio Diego serve a Michel per volare via dalla ressa dei bilanci, «Parlatene di questi numeri dieci, dice, parlatene e scrivetene. Così tenete viva la vocazione presso i ragazzi». Abbraccia capitan Del Piero, Michel, e sorride: «Io alla sua età ero cotto e avevo smesso da un pezzo. Se Ale ha ancora forza, meglio per lui e meglio per la Juve».
C’è una brezza allegra che solca il pomeriggio, c’è Alain Giresse che sembra la statua di se stesso, lui che con Platini, Fernandez e Tigana formò uno dei centrocampi più forti al mondo. A queste sfilate di vecchie glorie, partecipava anche monsieur le president, prima di diventarlo. E al telefono rispondeva al primo squillo, non al centesimo. «Ero abituato alle vostre coccole, non ai vostri problemi». Il fair play finanziario spunta improvviso, «ne ho discusso con Jean-Claude Blanc, la Juventus lo sta onorando alla grande. Non fa il passo più lungo della gamba, studia equilibri fra costi e ricavi». E’ tutto uno slalom fra calcio siliconato e calcio giocato, «non credo che la mia Juventus sia così stupida da comprare gente che non le possa far vincere lo scudetto. E dal momento che l’Inter ha ceduto gente importante, hai visto mai...».
Michel qui, Michel là. Cerca la battuta.

Quando era lo sfidante di Lennart Johansson, e non ancora il campione capace di batterlo, gli veniva di getto. «Dovete credermi, brontola ai cronisti italici, persino Moratti è stufo di tirar fuori cento milioni a botta. Mi ha chiesto di fare qualcosa. E Pérez non ce l’ha affatto con me. Le banche gli danno i quattrini? Liberissimo di spenderli. Io penso alle 53 federazioni dell’Uefa, non a una o due in particolare, e soprattutto alle società medio-piccole, che affogano nei debiti. La battaglia si profila dura, ma io combatto. A parole, per ora. Ma nel giro di due-tre anni, nei fatti». L’addio di Kakà e Ibrahimovic non l’ha commosso: «Ma come, una volta i razziatori eravate voi, adesso che sono spagnoli e inglesi vi lamentate? Suvvia, siete i campioni del Mondo: dimostratelo».
Lo spirito della giornata gli suggerisce di lanciare una scialuppa persino ad Adriano Galliani, «pure io, nei panni di Berlusconi, con i quattrini del Real avrei pensato prima al bilancio e poi alla rosa. Il problema è che ai miei tempi la Juve dei sei campioni del mondo più Boniek e il sottoscritto, e il Milan degli olandesi, non dovevano dissanguarsi per farci mangiare. Sparare sui procuratori, che la Fifa ha nel mirino da tempo, e sui contratti disattesi non aiuta a capire fino in fondo la vastità della crisi, il pericolo di una inflazione devastante.
Non sempre è il giocatore a stracciare la firma. Talvolta, conviene al club. Ribadisco il concetto: non sono i proprietari che vogliono spendere e spandere (anzi: non lo vogliono più), sono gli amministratori delegati; mica scuciono un euro, loro». E l’Europeo per club vagheggiato da Florentino Pérez? Platini sbuffa: «A me non ha detto niente. Il Real vorrebbe un calendario più fitto e, come livello, più alto. Ricordo sommessamente che, quando la Champions League era a gironi anche nella seconda fase, il mercato tv subì un crollo quasi verticale». Stadio pieno zeppo, novemila spettatori. Naturalmente, Nancy-Juventus finisce in parità. Naturalmente, Michel finge di cascare dalle nuvole. Un bacio alla mamma, uno a papà, l’ultimo autografo e via. Qui Joeuf, Platini a voi Joeuf, Lorena.