MOGGI: "Da Moratti ad Antonelli, quanti fanno peggio di me"

MOGGI: "Da Moratti ad Antonelli, quanti fanno peggio di me"TuttoJuve.com
© foto di Federico de Luca
venerdì 17 luglio 2009, 08:40Altre notizie
di Francesco Cherchi
fonte Libero
Dalle colonne di Libero, l'ex direttore generale della Juventus denuncia le "omissioni" del procuratore della Federcalcio.

Le dichiarazioni di Franco Carraro hanno fatto rumore, ma forse meno di quanto l’interessato si aspettasse. Rimango lontano dalla sostanza di molte delle sue parole e pur riconoscendogli la soddisfazione di essere uscito “pulito” dalla vicenda, resto dell’opinione che una lettura appena approfondita di alcune intercettazioni davano tutto un altro quadro delle sue responsabilità. In attesa di capire il motivo che l’ha spinto a tornare a parlare (forse è interessato al comitato promotore di Euro 2016?) registro una verità sacrosanta, sulla quale convengo pienamente: «Lo scudetto a tavolino all’Inter fu una forzatura intempestiva». La cosa non piacerà a Moratti.
Errori in quantità
La Procura Federale ha ascoltato Renzo e Francesca Menarini per i presunti contatti avuti con il sottoscritto. Il superprocuratore Palazzi non si è scomodato, delegando un collaboratore. C’è da sperare che nel frattempo il capo della Procura abbia speso (meglio) il suo tempo per evitare il giochino dei due pesi e delle due misure, che da tempo sta caratterizzando il lavoro della struttura a lui affidata. Se l’è chiesto anche Roberto Beccantini, uno dei pochi a vedere e a sottolineare le mosse “alterne” di Palazzi. In un pezzo della rubrica sul web dal titolo emblematico “quel Palazzi fuma”, Beccantini si chiede perché l’11 aprile ’08 il procuratore federale deferì alla Disciplinare il ds della Juve Secco e l’ex vicepresidente Bettega «per aver partecipato alla trattativa di mercato per Criscito con Enrico Preziosi, soggetto inibito in via definitiva dalla giustizia sportiva» e perché non ha usato lo stesso metro con Moratti per le operazioni Motta e Milito, entrambe portate a termine con lo stesso presidente del Genoa, Preziosi. E perché - si chiede sempre Beccantini - il procuratore vuole vederci chiaro sui contatti tra la proprietà del Bologna e il sottoscritto «mentre sul fronte Moratti-Preziosi si accontenta di quello che «ha visto e letto sui giornali».
Ma la chicca è nel seguito: Beccantini ha telefonato a Palazzi e ha chiesto spiegazioni. La risposta, disarmante, dice tutto e nulla. «Notizie apparentemente simili - dice Palazzi - vanno vagliate in profondità perché non tutto quello che è, sembra, e non tutto quello che sembra, è. Mi scuso, dunque, se non posso proseguire in quel processo deduttivo e intellettivo che, immagino, lei vorrebbe che portassi a termine. Lei mi capisce, vero?». Alzi la mano chi ha capito qualcosa. «Per la verità - commenta Beccantini - non ho capito un tubo. Solo fumo e una risposta che spaventa, la risposta è stata, almeno per me, da cambio di regime, non di sistema».
La mia idea è che l’attento graffiatore della Stampa abbia colto Palazzi con la mano nella marmellata, ed è preoccupante che il procuratore abbia arzigogolato un discorso incomprensibile per coprire evidenti omissioni di atti di ufficio.

Il tutto non può non apparire un accanimento persecutorio ai danni del sottoscritto, penalmente rilevante. In conclusione, a riprova del paradossale meccanismo in uso alla Procura Federale, sono stati sentiti tutti i presenti alla cena che il sottoscritto ha avuto con i Menarini, per motivi personali, tranne il tanto temuto Moggi. Tutto questo chiarisce che la Procura, o non vuol approfondire tutti gli elementi utili all’indagine (si fa per dire...), oppure, ragionevolmente, è costretta a rinunciare alla mia testimonianza ammettendo che non sono un tesserato e quindi non posso essere soggetto alla Giustizia Sportiva.
Giustizia “diversa”
Una cosa è chiara: la giustizia sportiva non è uguale per tutti. Eccone alcune prove. Ricordate Antonio Conte, che per discutere con il Bari il nuovo contratto delegò il suo procuratore Tullio Tinti, che «Matarrese non gradì di trovarsi di fronte per trattare il rinnovo contrattuale» (“Repubblica”, 31 maggio). E la norma che impedisce ai procuratori di rappresentare i tecnici dov’è finita? Per la Gea è stata applicata come capo d’accusa. Lo stesso per la vicenda Lucarelli-Livorno. Nella baruffa che ha tenuto sospesa la destinazione dell’attaccante il suo procuratore Pallavicino ha reso noto che il presidente Spinelli «si era inalberato per la sua procura, non voleva pagarla» e l’agente aveva ribattuto di voler rinunciare ai soldi pur di rivedere il giocatore a Livorno. «La procura pendente di circa 200 mila euro - ha spiegato la Gazzetta - coinvolge Parma e Shakhtar»: è evidente il passaggio di denaro da società a procuratore, cosa severamente vietata. Per la Gea sono stati considerati capi d’accusa.
E ancora, il caso aperto (e addormentato...) di Stefano Antonelli, ex (?) procuratore ora ammesso tra i direttori sportivi, a seguito del corso per cui si era iscritto con una documentazione ritenuta irregolare da altri partecipanti allo stesso corso. Di qui il loro ricorso e l’apertura di un’inchiesta di cui nulla si è più saputo. Non è aria fritta, perché, come riportato dalla Rosea, il ricorso si fonda su una scrittura privata, presentata da Antonelli, che sarebbe intervenuta tra lui e l’Udinese: il documento, risalente al 1992, riporta il capitale sociale del club friulano in euro (che è invece di anni dopo) e l’indirizzo del sito Internet che nel ’92 l’Udinese non aveva. Magagne che dovrebbero testimoniare l’irregolarità delle cose, ma che finora non hanno spinto la Procura a fare nulla. Il corso è a numero chiuso e dunque se uno riesce a iscriversi con documenti irregolari inficia il diritto di iscriversi degli altri. Anche su questo Palazzi e il Palazzo dormono. Ma non è il sonno dei giusti.