Agnelli: "Per i diritti tv occorre tener conto della storia dei club. Noi abbiamo 29 scudetti, il Milan 18 e l'Inter non si sa... "
E' una vigilia tesa e cupa quella che precede l'assemblea per i diritti tv presso la sede della Lega di Serie A. Domani, con ogni probabilità, sarà una giornata di fuoco, decisiva per i movimenti sul mercato di mezza Serie A. Due fazioni contrapposte si daranno battaglia fino all'ultimo secondo: da una parte i "grandi" club, che rivendicano i loro diritti di precedenza sulle altre società, e dall'altra i club "medio-piccoli", che invece pretendono gli stessi diritti delle società più blasonate. In base alla legge Melandri, dal 2010-2011 la cifra complessiva dei diritti tv (in chiaro e criptati) viene venduta in forma collettiva e il ricavato tripartito: c’è quella prevalente (che viene ripartita in venti quote uguali), c’è la quota destinata alle società in base ai risultati sportivi e c’è infine quella legata al tanto discusso "bacino d’utenza", cioè al numero dei tifosi, per una quota di 200 milioni di euro.
Andrea Angelli, raggiunto dalla Gazzetta dello Sport, conferma che il casus belli del conflitto interno alla Lega di Serie A "riguarda la ripartizione dei diritti in tv, in base al bacino d'utenza". Palermo e Udinese, per il dopo 2012, chiedono più meritocrazia e parità di diritti. Il presidente bianconero appoggia questa proposta, ma pretende allora che anche la storia dei club venga considerata: "In assemblea di Lega si parlava di tifosi. Se vogliamo premiare la meritocrazia, io lo condivido. Però, se dobbiamo redistribuire le risorse in base alla meritocrazia, allora bisogna prendere in considerazione anche la storia dei club. Noi abbiamo vinto 29 scudetti, il Milan 18 e l'Inter non si sa... - scherza il numero uno bianconero - Ci sarà un motivo se queste tre squadre mettono insieme il 70% dei tifosi. Abbiamo pianificato dei budget, non si possono cambiare le carte in tavola".
Per il presidente Agnelli, una distribuzione equa dei diritti tv sarebbe dannosa per i grandi club italiani e per il calcio italiano, non permettendo alle grandi società nostrane di competere contro le big europee sul piano economico: "Dobbiamo decidere dove si vuole andare, qual è l'obiettivo del calcio italiano? Inseguire l'eccellenza in Europa o restare più provinciali? Se si vuole l'eccellenza, bisogna permettere alle squadre che di solito fanno le coppe di avere i mezzi per vincere. Questa è l'unica strada percorribile per catturare l'interesse di altri mercati. Una volta scelta la strada dell'eccellenza, andrebbe creata una Lega più manageriale. Qual è, per esempio, la nostra politica sui mercati esteri? Si vuole il mercato cinese e poi non si va a giocare lì la Supercoppa italiana o si va, come quest'anno, per forza. Capisco che in un determinato momento della stagione sia anche logisticamente difficile pianificare una trasferta a Pechino, però...".
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