TRA MILANO E NAPOLI, LA JUVE CERCA "NUOVE" VITTORIE

Dopo il (buon) pareggio di Manchester, contro i Citizens, la Juventus affronterà domani sera l'Inter, a Milano. Una partita delicata, in un momento particolare della storia bianconera. Quella da far ripartire...
02.10.2010 18:45 di  Thomas Bertacchini   vedi letture
TRA MILANO E NAPOLI, LA JUVE CERCA "NUOVE" VITTORIE
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© foto di ALBERTO LINGRIA/PHOTOVIEWS

Il pallone era stato sistemato a dovere, non rimaneva che calciare la punizione. Del Piero lo stava fissando, alla ricerca della giusta concentrazione, mentre la barriera era colma di maglie bianconerazzurre che si muovevano in continuazione. Al fischio di Paparesta, ecco partire la breve rincorsa dell’attaccante: tiro, goal. Stupendo. Una corsa veloce verso lo spicchio dei tifosi juventini presenti al "Meazza", mostrando loro la linguaccia in segno di gioia. Ci provò, nello stesso modo, anche Recoba, quando l’incontro ormai stava per volgere alla sua naturale conclusione. Ma il palo e la mancata deviazione sottomisura di Cambiasso non mutarono il risultato finale: 2-1.

Era il 12 febbraio 2006 quando la Vecchia Signora, con questa vittoria, si scrollava di dosso l’Inter in campionato, forte di un vantaggio di 12 punti che aveva il sapore di un "saluti e baci". L’unico metodo per fermare l’ennesima marcia trionfale della Juventus era quello di provocare un qualcosa di imponderabile, inimmaginabile, straordinario. Un evento simile ad un "terremoto".
Quello che poi, alla fine, accadde.

A distanza di quattro anni e tanti rimpianti, la verità sta venendo a galla, con il contorno delle sue sfumature più nascoste. Le udienze del processo di Napoli forniscono sempre più materiale per trasferire a tutti gli sportivi di qualsiasi "fede" una corretta informazione su quanto avvenne in quel periodo. Quella che sulla rete internet, da tempo, molti appassionati (non tutti addetti ai lavori) avevano già messo a disposizione, dopo una ricostruzione che aveva richiesto una pazienza certosina.

Una mano sul mouse, e l’altra sul cuore, è dovere dei professionisti del giornalismo fare luce su questi episodi, e raccontarli alla vasta platea dei loro lettori con onestà. Quella intellettuale, quella "vera". Concedendo, a notizie di una simile portata, gli spazi "congrui"che meritano. Se poi, piaccia o non piaccia, qualcuno decide di astenersi dal farlo, quella è un’altra storia. Lontana dalla realtà dei fatti.

Milos Krasic, nella scorsa sessione di calciomercato estivo, rifiutò il passaggio al Manchester City per accasarsi a Torino, sponda bianconera. Soltanto tre giorni dopo aver affrontato i Citizens si ritroverà di fronte l’Inter, a Milano. Un’altra società con la quale non aveva neppure accennato a discutere di un suo possibile trasferimento, dato che la Juventus si era già fatta avanti con lui. Nonostante, oltretutto, i tentativi di convincimento dell’amico (e compagno di nazionale) Dejan Stankovic.

Quindi: Krasic non ha accettato sia la proposta di andare a giocare in Premier League, rinunciando a maggiori possibilità di guadagno al servizio dello sceicco Mansour bin Zayed Sultan Al Nahyan, che quella di militare nella squadra che la scorsa stagione aveva vinto il campionato di serie A, la Champions League e la coppa Italia.
Perché? "Storia, vittorie e prestigio della Juventus sono qualcosa di incredibile, unico". Parole sue.

"Non posso nascondere di essere dispiaciuto per il mio mancato passaggio alla Juventus. Fino all’ultimo ho creduto che il Wolfsburg e il club bianconero riuscissero a trovare un accordo, soprattutto quando tra i due club si è aperta la trattativa per Diego. Purtroppo non è andata come avrei voluto" (Edin Dzeko, settembre 2010, intervista rilasciata al settimanale tedesco "Kicker").
C’è ancora qualcuno che subisce il fascino della Vecchia Signora, e non si tratta di calciatori di secondo piano. Anche se nel recente passato hanno trovato maggiore risalto le notizie dei rifiuti (reali?) di alcuni giocatori (Borriello, Di Natale, Burdisso) ad indossare la maglia bianconera.

Krasic sta diventando, poco alla volta, il simbolo di una squadra rinnovata, figlia di una società che cerca di riallacciare il presente al proprio passato. Andrea Agnelli scrive ai tifosi bianconeri, ma sa benissimo che le sue lettere non vengono lette soltanto da loro. Sono messaggi: alcuni chiari, altri da decifrare. Chi doveva capire, ha capito.

Da Milano (domani) a Napoli (ieri, nelle aule del tribunale) è (ri)partita la rincorsa della società per tornare ad essere se stessa. Con un Presidente a cui il cognome Agnelli, mano a mano che il passa tempo, sembra calzare sempre più a pennello anche in ambito calcistico. E’ presto per dare giudizi definitivi. Si può dire, al momento, che la strada intrapresa sembra essere quella giusta. Tanto sul rettangolo di gioco quanto fuori. Dove "la Juventus continuerà a farlo (il proprio lavoro, ndr) nelle sedi competenti perché le ragioni di tutti siano ascoltate e valutate con pari dignità". Senza proclami, ma con fermezza.

Per continuare a scrivere la sua storia. Un qualcosa di "unico" . Per rimettere le cose al loro "giusto posto", con la Juventus che "torna" a fare la Juventus. Come nei momenti in cui, con una linguaccia, salutava tutti quelli che si trovavano a 12 punti di distacco già a febbraio, con tredici giornate di campionato ancora da disputare. Nonostante, in passato, chiedessero di "mettere Collina".