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 Giovedì 9 Settembre 2010
GLI EROI IN BIANCONERO
E' GIUSTO ABBONARSI ALLA JUVE?
  SI
  NO
  MEGLIO PAGARE SOLO IL BIGLIETTO
  MAI FIN QUANDO CI SARA' UNA SQUADRA COSI'

GLI EROI IN BIANCONERO
Gli eroi in bianconero: Eugenio CORINI
Pionieri, capitani coraggiosi, protagonisti, meteore, delusioni; tutti i calciatori che hanno indossato la nostra gloriosa maglia
30.07.2010 09:50 di Stefano Bedeschi   articolo letto 667 volte
© foto di Giacomo Morini

Sono passati tanti anni da quando Eugenio Corini arrivò, giovanissimo, alla Juventus. Un centrocampista di ragionamento, si diceva ai tempi, dalle grandi possibilità. Il ragazzo, in effetti, aveva talento e, nelle due stagioni sotto la Mole, riuscì a ritagliarsi uno spazio importante, mettendo insieme tra campionato e coppe sessantaquattro presenze in bianconero condite da quattro goals.
«Fu un’esperienza non solo unica, straordinaria direi. Arrivai alla Juventus giovanissimo, a venti anni. Ricordo bene il giorno della presentazione in sede, che allora era in Piazza Crimea. C’era un grande fermento: era la stagione 1990/91, si veniva dai Mondiali dove Baggio e Schillaci avevano lasciato il segno e inoltre la Juventus si stava rinnovando. Era arrivato Montezemolo e la squadra era stata affidata a Maifredi, per cercare di darle un gioco spumeggiante, spettacolare, sull’esempio del Milan di Sacchi. In effetti fino a febbraio andò tutto bene, poi, dopo una sconfitta contro il Genoa, non ci riprendemmo più».
A livello personale però le soddisfazioni non mancarono. «In effetti non posso che essere contento dei miei due anni alla Juventus. Venivo dal Brescia, ero molto giovane e per di più il mio ruolo, quello del regista, è particolarmente delicato; eppure giocai un buon numero di partite, molte da titolare. Ancora oggi qualcuno quando ricorda la mia esperienza alla Juventus, ne parla in termini poco positivi, mentre in realtà sono molto soddisfatto di come andò. Può darsi che non abbia avuto troppa fortuna, perché capitai in un periodo nel quale non si vinceva; prendiamo come esempio Tacchinardi, giusto per parare di un altro regista: lui ha avuto il tempo di ambientarsi e ha giocato in una squadra che ha collezionato scudetti e coppe, io no. Questo però non significa che non ricordi quegli anni con grande piacere».
Dopo la Juventus ha viaggiato parecchio: Sampdoria, Napoli, Brescia, Piacenza, Chievo, Palermo, un “globetrotter” insomma. «Beh, ho vissuto un periodo particolare. Ero ritenuto un’eterna promessa ed è stato duro scrollarsi di dosso quell’etichetta, soprattutto perché sono incappato in diversi infortuni. Dai 23 ai 28 anni, in effetti, ho attraversato degli anni difficili. Poi fortunatamente mi sono ripreso e sono riuscito a togliermi grandi soddisfazioni».
Non è stato facile, però. «Certo, ma il lavoro, alla lunga, è quel che paga; il resto, per me, conta poco. Mi hanno insegnato così i miei genitori e sarò sempre grato a loro per questo. Sono contento di essere come sono, non vorrei essere niente altro. Sono cresciuto in una famiglia di paese, gente abituata a lavorare sodo, sempre. Mi hanno insegnato che cosa è il sacrificio, che cosa significhi guadagnarsi il pane».
È arrivato alla Juventus a vent'anni, se ne è andato dopo appena due stagioni; Trapattoni lo utilizzava come vice Baggio e le occasioni per scendere in campo, furono veramente pochine. Venne ceduto alla Sampdoria, in cambio di Gianluca Vialli; peccato, perché Eugenio era uno da Juventus.


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