Come salvare il nostro calcio? Governance, stadi e giustizia sportiva. Parola ad Andrea Agnelli
In allegato a La Gazzetta dello Sport di oggi è uscito il volume "Il calcio che vogliamo", una sorta di decalogo scritto da giornalisti, presidenti e tifosi delle squadre di serie a con alcune idee su come si potrebbe salvare uno sport che, con gli anni, sta raccogliendo sempre più problemi.
Chiaramente è stato intervistato anche Andrea Agnelli, e qui di seguito riportiamo ampi stralci della sua risposta, che ha voluto articolare in tre punti distinti: governance del calcio, impianti sportivi e giustizia sportiva.
"Esiste un problema di rappresentanza del calcio professionistico di alto livello... La Figc dve mettere le Leghe nelle condizioni di operare al meglio nei rispettivi contesti: le società tutte, investendo somme ingenti ed assumendosi rischi, curano la crescita degli atleti (patrimonio nazionale quando giocano in azzurro) e producono i contenuti dell'intrattenimento sportivo... Servono una governance moderna e strutture manageriali idonee per massimizzarne il valore, anche nell'interesse della ridistribuzione".
"Club e istituzioni risolvano prioritariamente il problema impianti. Nuovi stadi, sicuri e accoglienti, aumentano il valore del prodotto calcio migliorando l'esperienza di tifosi e spettatori tv. Lo Juventus Stadium lo dimostra".
"Lo sport professionistico ha bisogno di un quadro normativo di riferimento all'altezza per esprimersi al massimo.. La legge 91 ha più di trent'anni e va adeguata. La giustizia sportiva non offre le dovute tutele ai soggetti che operano nel settore, esponendoli a rischi ingiusti, personali ed economici: diritti pacifici come la difesa appaiono compromessi... I club italiani non riescono a competere con quelli stranieri nello sfruttamento dei marchi a causa della contraffazione, che non viene contrastata adeguatamente: un suicidio per un paese che fa della qualità la leva determinante dell'export".
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