Moby Dick - Agnelli, scacco matto a Conte
E l'agnello si trasformo' in lupo. Andrea Agnelli ha definitivamente inchiodato Conte alle proprie responsabilita'. La padronanza dei mezzi di comunicazione, tipica della famiglia sabauda, ha ancora una volta consentito di fagocitare i turbamenti generati dalle dichiarazioni di Antonio Conte. Difficile rovinare una festa per uno scudetto, il trentunesimo, meritato e per nulla sofferto. Impossibile far annegare nello stagno di viziose ed ambigue dichiarazioni un progetto sportivo vincente. Dica apertamente, il capitano seduto in panchina, che preferirebbe parlare con Paratici e Nedved di mercato e non con Marotta.
Dica che Anelka e' una toppa scomoda persino da esporre sull'abito di gala delle ultime passerelle stagionali, utile ad allontanare l'odore di naftalina dai tessuti. O che, fosse stato per Marotta, a Torino sarebbe sbarcato Inler e non Vidal. Conte ha vinto, anzi ha stravinto. Ma ora, nel momento decisivo per la costruzione della Juventus del futuro, non puo' e non deve perdere. Agnelli e' stato chiaro, limpido come l'acqua che scende dalle Alpi nelle giornate piovose. Ha lasciato il palcoscenico del campo ai giocatori, al tecnico ed al nutrito drappello degli attori invisibili dello spogliatoio.
Ma ha deciso di parlare, di raccontare che Conte non puo' e non deve permettersi di parlare di ridimensionamento societario. Ribadendo come con un Agnelli al comando non si possa nemmeno immaginare una Juventus senza fame di successi, senza grinta. Le finanze delle societa' italiane hanno piu' buchi di uno scolapasta, piu' debiti che crediti in un circuito a lungo dominato nel corso degli anni novanta. Eppure ha declamato il rosario si investimenti, ricordando gli sforzi finanziari per regalare uno stadio di proprieta'.
Nessuno sacrificherebbe Conte sull'altare della gestione di Marotta, figurarsi Agnelli. Il presidente che ha creduto, sin dall'inizio, al proprio capitano. Ma ad imporre regole, insegna la storia, si rischia di finire nelle piazze. Da amati ad odiati. Sarebbe forse bastato un colloquio privato e non una velata minaccia nel giorno della vigilia di uno scudetto annunciato, mai in discussione. Conte, adesso, non potra' piu' giocare a nascondino. La Juventus ha espresso il proprio vaticinio. Fosse per Agnelli, fosse per il tifosi, la storia d'amore non sarebbe mai stata messa in discussione. Perche' per Conte si?
I VIDEO DI ALVISE CAGNAZZO
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CHI E' ALVISE CAGNAZZO - Alvise Cagnazzo (1987) è nato a Bergamo e vive a Bari. Giornalista, scrittore, autore e conduttore televisivo, è il più giovane vincitore del premio “Miglior giornalista di Puglia” sezione carta stampata -sport, istituito dall’Odg. È autore dei libri “Tutti zitti, parlano loro”, (2007), “Semplicemente Rafa” (2010) e, “Montero, l’ultimo Guerriero (2010) e, sempre per Bradipolibri, "Antonio Conte, l'ultimo gladiatore" (2011). Ha collaborato con Carlo Nesti. Ha condotto, per centosessantaquattro puntate, il programma televisivo “Parliamo di calcio”, in onda su Rtg Puglia in prima serata. È firma di Calcio2000, mensile nazionale e internazionale fondato da Marino Bartoletti, diffuso in trentadue paesi. Collabora con il giornale “Puglia”, fondato da Mario Gismondi, ex direttore del “Corriere dello Sport”. Collabora con “Il Riformista”. Editorialista per “Tuttojuve.com con la rubrica Moby Dick”. Ha partecipato come opinionista tv a “Quelli che il calcio” su Rai 2 e “La giostra dei Gol” su Rai International.
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