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© foto di Filippo Gabutti
A guardali fanno paura; il primo pensiero che viene in mente è che se "quelli" decidessero di prendere il pallone in mano e correre in "meta", nessuno dei bianconeri sarebbe in grado di fermarli. Per fortuna, però, si tratta di calcio e non di rugby, per cui pronti, partenza, via ed è (quasi) subito gol. E' Marchisio a dare il "la" alla prima verticalizzazione, trovando un Amauri che triangola con Diego e conclude nell'angolino basso. Uno a zero, palla al centro e altri due pensieri.
Il primo: l'anno scorso la Juventus ha spesso segnato nei primi dieci minuti, per poi farsi raggiungere (quando non superare) dall'avversario di turno.
Il secondo: va bene, siamo passati in vantaggio, stai a vedere che ora si chiudono in difesa.
Non succede niente di tutto questo; la compagine bianconera tiene il possesso palla, gira intorno, fraseggia, qualche volta esagera nel cercare la giocata passando da piedi non proprio raffinatissimi (De Ceglie-Lanzafame) o il lancio chilometrico, che si spegne fuori bersaglio (Sissoko), ma nel complesso sembra ricominciare a brillare di luce propria e se Pepe, al 14° (su calcio di punicione di Diego), anziché inzuccare verso la porta avesse cercato il "ponte" a centro area, forse si era già al raddoppio.
Lo Shamrock ci sta e non ci sta, non spinge ma non si scopre, punge le fasce esterne usando un po' di fisicità (per fortuna non troppa), trovando in Stewart l'unico che sembra in grado di porgere gli omaggi alla Signora, che quasi cade nel tranello della rissa intorno al 35°, quando Pepe si lascia ingenuamente provocare dagli avversari dopo aver già subito una giusta ammonizione, e rischiando qualcosina di più del giallo; nonostante questo, il primo tempo va in archivio senza altri sussulti, e la ripresa mostra, nei sui primi dieci minuti, quello che possiamo pensare sia il massimo del pressing dello Shamrock che, per inciso, sfiora il pareggio con una splendida "incornata" del solito Stewart il quale, dopo aver rubato il tempo a Chiellini, mette il pallone fuori davvero di poco.
La Juve ricomincia a macinare gioco, mostrando una buona tenuta fisica; il primo cambio porta Martinez in campo e Lanzafame (autore di una prova abbastanza convincente) in panchina. Entrambi non sono ancora al top, e si vede. Soprattutto Martinez non ha ancora assimilato il ruolo, e tende a perdersi nelle maglie della costruzione del gioco. Non fai quasi in tempo a formulare questo pensiero che Amauri ruba un pallone a centrocampo su un banale errore difensivo, vola verso la porta e centra il palo; peccato, però guardi il giocatore e noti che ride, e quel sorriso fa capire che non c'è ansia da prestazione, per cui va bene anche così. Ancora una manciata di minuti e Diego prima siede due avversari per poi sparare malamente a fondo campo e poi viene tranciato in area da un difensore avversario.
Rigore? Sì, sacrosanto, ma l'arbitro lascia continuare l'azione.
Altro errore difensivo e la Juve riconquista il pallone sulla fascia destra; appoggio a Motta, cross in mezzo, testa di Amauri: due a zero, palla al centro. Resta il tempo per una fucilata di Marchisio fuori non di molto e per il cambio Diego-Del Piero, accolto dai tifosi dello Shamrock con un applauso scrosciante al suo ingresso in campo. Sono cose che mettono i brividi, se si pensa all'accoglienza negli stadi italiani.
Dieci minuti di gestione con un solo sussulto, la zampata di Alex fuori di un soffio, e tutti sotto la doccia. La Juve incassa un due a zero fondamentale per proseguire la sua avventura in Europa League e regala le prime impressioni sul campo ai suoi tifosi. Nonostante la vittoria netta, sotto tutti i profili, bisogna fare attenzione a non cadere nel tranello dei facili entusiasmi.
Lo Shamrock è una squadra, se dovessimo fare un paragone, inferiore tecnicamente e agonisticamente a quel Novara che ha appena conquistato la serie B (con tutto il rispetto); una squadra, quindi, che (a conti fatti) non può fornire indicazioni precise sul livello della qualità e dell'efficacia del gioco di Del Neri. Quello che è sicuro, però, è che mancano ancora delle pedine fondamentali per poter costruire attivamente su queste basi. Sissoko non può fare per tutta la stagione il lavoro fatto ieri, e Melo non è in grado di coprirne le carenze, tanto per citare un reparto. Un centrocampista serve come l'oro, a questa squadra, così come un paio di esterni di alto livello per fluidificare le corsie. Per cui, non è tanto il sistema a non convincere, quanto la qualità di qualche elemento, che sarebbe ottimo partendo dalla panchina ma fa paura schierato nell'undici iniziale.
E' vero, c'è tempo fino al 31 agosto; si può correre ai ripari con calma (e con attenzione), ricordando fin da adesso che il Bari, per dirne una, non è lo Shamrock.